domenica 15 novembre 2009

RECENSIONE di Enzo Natta

Era o non era nazista? O perlomeno poteva essere coinvolta in quella responsabilità collettiva di cui fu accusato tutto il popolo tedesco dopo la seconda guerra mondiale?
Negli ultimi anni della sua vita Leni Riefensthal aveva sempre sostenuto di essersi distaccata dal nazionalsocialismo a mano a mano che prendeva coscienza del baratro nel quale stava scivolando la Germania.
Di questo personaggio tanto discusso (autore di famosi documentari come Il trionfo della volontà e Olimpia) il libro in questione fornisce una serie di documenti storici di straordinaria rilevanza: venti incontri con Hitler e uno con Mussolini in cui l’autrice del Trionfo della volontà e di Olimpia riporta il testo delle conversazioni. In cui si parla di cinema, del suo lavoro, degli impegni che l’attendono, ma anche del futuro della Germania e della scarsa affidabilità degli italiani. E di una proposta da parte di Mussolini di girare un documentario sulle paludi Pontine.

http://inscenaonline.altervista.org/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=34&Itemid=54


giovedì 12 novembre 2009

RECENSIONE di Marco Iacona ("Linea", 12 novembre 2009)

Esistono due modelli di interpretazione circa le vicende di Corneliu Zelea Codreanu, leggendario legionario rumeno, attivo fra le due guerre mondiali. Il primo è l’assoluto (spesso isterico) rifiuto di un piccolo Hitler rumeno, il secondo è la glorificazione del grande e bel personaggio tutto onore e fedeltà, scomodo perfino agli alleati. Un libro appena edito da Solfanelli – per la collana Saperi storia (Paolo Rizza, Guardia di ferro, 2009; pp. 64 euro 7.00) – ci consegna invece un Codreanu più di sostanza, a metà fra fede e idealità, fautore di un antirazionalismo fattivo – fondato su un cristianesimo “eroico” di disciplina e preghiera – e non solo di protesta o uomo-immagine; una figura singolare, la cui tragicità è specchio di un periodo nel quale i fascismi giocarono partite destinate a influire sulla fortuna dei popoli e sulle scelte dei governanti. Non un personaggio da poco, insomma al quale sembra opportuno non operare né sconti né regali. Un bravo allora a Rizza che svela, fin dall’inizio, quale parere intende accordare circa il fondatore della “Legione dell’Arcangelo Michele” (1927) e della successiva Guardia di ferro (1930): «La dichiarata avversione al comune retroterra razionalistico e anticristiano della democrazia, del liberalismo e del socialismo, costituisce dunque il tratto più facilmente individuabile del movimento guardista di Codreanu, al quale sarebbe però limitativo attribuire una connotazione esclusivamente politica; esso infatti aspirava costantemente a trarre il senso più intimo della sua presenza dal patrimonio spirituale di una tradizione storicamente incarnatasi nella fede cristiana, intesa da Codreanu come la sola prospettiva capace di garantire una vera rinascita spirituale e civile della Romania». E anche se l’autore non lo scrive, è questo il limite maggiore della creazione spirituale di Codreanu dal sottofondo tradizional/religioso. Peraltro parecchio imitato.
Per non qualificare in modo aleatorio il “programma” della milizia del “capitano” è bene però elencare i capisaldi del Codreanu-pensiero: antilluminismo e ovviamente valorizzazione della tradizione insita nella cristianità, antidemocraticità come prassi e valore, infine ridimensionamento del potere economico ad attività resa per soddisfare i bisogni materiali («Nella persuasione secondo la quale all’economia non può essere attribuito il compito primario di organizzare le molteplici manifestazioni che caratterizzano l’esistenza di una comunità umana e politica, va ravvisato uno dei tratti essenziali dell’opposizione legionaria alla forma mentis delle moderne ideologie razionalistiche e illuministiche, ispirate dalla comune negazione dei principi gerarchici e religiosi compendiati nel Cristianesimo»). Un “programma” ovviamente spirituale che è facile spingere all’interno di un filone reazionario e controrivoluzionario. Piaccia o meno questo e altro ancora accadeva nell’Europa ortodossa di settant’anni fa dove Codreanu moriva, nell’autunno del 1938, durante l’ennesima carcerazione. Forse fucilato, forse già all’interno della prigione.
La battaglia del “capitano” fu principalmente identitaria, antiborghese in primo luogo – nel senso di contrasto al dominio della materia – e volta contro le forze della cosiddetta antitradizione. E fu la tipica battaglia meta-politica in nome di entità superiori che si combatté fra le due guerre. Sentiamo ancora Rizza: «La sfida apertamente lanciata dal legionarismo contro il potere delle oligarchie democratiche legate alla finanza internazionale e prevalentemente gestite da ebrei … e contro la propaganda comunista … si fondava proprio sul convincimento in base al quale solo un’azione diretta alla difesa e alla salvaguardia della specifica identità romena avrebbe potuto costituire una valida alternativa al disordine prodotto dalla sovversione plutocratica e marxista». Fu una lotta nella quale il soggetto (l’uomo) e l’oggetto delle attenzioni legionarie coincisero alla perfezione. Fu una lotta per l’uomo nuovo (o uomo differenziato, che dir si voglia), forse l’ultimo vero duello intestino dell’intera Europa se si eccettua quella guerra fredda che, “guerra” appunto, per ragioni arcinote lo fu più di forma che di sostanza. Evidentemente il nazionalismo rumeno non discendeva affatto, e l’autore ci tiene a dirlo, da una «divinizzazione o assolutizzazione di una realtà storica e umana (la nazione)» moderna, bensì dalle tradizioni religiose e civili proprie della Romania; era semplicemente a queste che il “capitano” e gli altri legionari intendevano ispirarsi quando citavano quell’uomo nuovo, “morale” di cui da più parti, in Occidente, s’andava celebrando la nascita. Siamo dunque nel pieno della “personificazione” della battaglia politica, tipicamente novecentesca. Fine della categorie (l’individuo nel suo valore numerico come, appunto, categoria vivente) e valorizzazione delle specificità e delle singolarità culturali, territoriali e spirituali di fede e tradizione religiosa. Così a trattare del razzismo (in senso lato) dell’altrettanto leggendaria Guardia di ferro il passo è breve. Rizza parla di un «pericolo» ravvisato da Codreanu, «incombente sui destini della propria terra e più vastamente una minaccia volta a distruggere i fondamenti religiosi e culturali della civiltà europea», cioè dell’ebreo; una minaccia più religiosa (quello di Codreanu fu vero e proprio antigiudaismo), che “politica”, dovuta essenzialmente «alla funzione negativa e dissolutrice che il giudaismo, inteso prevalentemente come messianismo materialistico, ha svolto in stretta concomitanza con i similari orientamenti antitradizionali della cultura moderna». Può bastare?
Pericoloso, molto pericoloso, anche se lontano dal paganesimo tedesco. Così pare.

http://www.lineaquotidiano.net/node/8452

martedì 27 ottobre 2009

Novità: LA POLITICA COLONIALE DEL REGNO D'ITALIA


Italia “potenza” imperialista in Africa. Con questo breve saggio, Marco Iacona indaga le vicende fallimentari della politica coloniale italiana nel periodo liberaldemocratico, dal 1882 al 1922, cioè dall’acquisizione della baia di Assab sulla costa meridionale del Mar Rosso (inizio di una lunga e complessa vicenda coloniale), alle origini dell’era fascista.
Le scelte e dei governi sottoposti alla guida di Francesco Crispi e di quelli presieduti da Giovanni Giolitti, nei modi, tuttavia, non si paleseranno affatto diverse rispetto alle opzioni del ventennio fascista. Uno dei giudizi finali di una vicenda che non ha mai smesso di far notizia, sarà infatti quello di un’Italia liberale che, in Africa, farà proprie le stesse opere di “convincimento” di una sorella fascista che, non troppo tardi, avrebbe occupato un posto che riteneva il “proprio”. Così gli annunci mussoliniani del 5 maggio del 1936, relativo alla cessazione della guerra d’Etiopia e quello successivo del 9 maggio, proclamazione del’impero “sui colli fatali di Roma”, non faranno altro che “consacrare” una vicenda di lacrime, sangue e sudore, di fatto lunga più di mezzo secolo.



Marco Iacona
LA POLITICA COLONIALE DEL REGNO D'ITALIA 1882-1922)
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-89756-68-3]
Pagg. 96 - € 8,00

http://www.edizionisolfanelli.it/politicacoloniale.htm

lunedì 24 agosto 2009

Dal primo capitolo del libro di Michele Sakkara: "Leni Riefenstahl"

Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.

Questo l’epitaffio dovuto alla grandezza di colei che con immagini di soggiogante bellezza aveva raggiunto magistralmente effetti spettacolari in: Der Sieg des Glaubens (1933), Tag des Freiheits (1935), Triumph des Willens (1936), e nel famosissimo e insuperato Olympia (1938).
Invece, i mezzi di informazione hanno dato notizia della sua morte in maniera faziosa, fino allo scadimento più squallido e rispolverando vecchi commenti di denazificazione, come:

Signora, non è un delitto essere andata a letto con Hitler. Vogliamo solo sapere se era sessualmente normale... (Interrogatorio degli americani, 1946)

Nata a Berlino il 22 agosto 1902, Hèléne Bertha Amalie Riefenstahl apparteneva alla media borghesia, essendo figlia di un uomo d’affari titolare di una Azienda che produceva impianti di riscaldamento.
Fin dalla prima adolescenza aveva rivelato grande interesse per il mondo artistico studiando pittura e danza classica, nonostante l’opposizione della famiglia. Negli anni 1923-26, il suo talento di ballerina la condusse alla ribalta facendola notare da Max Reinhardt, che la fece danzare in varie città europee come Praga, Zurigo e, naturalmente, Berlino. Nella capitale tedesca, la Riefenstahl conobbe Arnold Fanck, che stava cercando una giovane attrice in grado di interpretare la figura di una ballerina, appassionata della montagna. Subito la scritturò come protagonista del suo film Der heilige Berg (1926), nel cui prologo ella eseguiva la "Danza del mare", un ballo di gusto espressionistico.
La scoperta del cinema e della montagna (Fanck era un regista specializzato in film a base di arrampicate e cime nevose), distolsero la Riefenstahl dalla danza, e da allora divenne attrice e interpretò film sempre diretti da Fanck.
Der grosse Sprung (1927) e Der weisse Rausch (1931) appartenevano al genere della commedia leggera, mentre S.O.S. Iceberg (1933) girato in Groenlandia (co-regia di Tay Garnett per la versione in lingua inglese), era di genere drammatico.
Ma il più famoso in assoluto per il successo ottenuto, che portò grande notorietà a lei e alla sua bruna bellezza sportiva, fu Die weisse Hölle von Piz Palü (1929), regia di George W. Pabst, con Güstav Diessl.
Das Blaue Licht (La bella maledetta), oltre che per il suo frequente luminoso fascino visivo, fu il film notato soprattutto per la maestria del montaggio.
Sulla suggestione esercitata dai meravigliosi paesaggi alpestri e dai volti dei montanari, si basava il primo film da lei diretto (con la collaborazione di Hans Schneeberger per la parte tecnica), nel 1932. Suoi erano anche soggetto, sceneggiatura e produzione e per l’occasione aveva appositamente costituita una Casa di produzione.
Era la trasposizione cinematografica di una popolare leggenda dolomitica: una vivissima luce brillava in una grotta di cristallo e solo Junta (ragazza selvaggia e misteriosa) conosceva il sentiero per raggiungerla, fino a quando un pittore scopriva il segreto e lo rivelava ai superstiziosi abitanti del villaggio, provocando la morte della ragazza che precipitava in un burrone.

lunedì 1 giugno 2009

Novità: GUARDIA DI FERRO. La Legione dell'Arcangelo Michele, di Paolo Rizza


Nato al di fuori dei consueti e convenzionali schemi classificatori propri della politologia corrente, il Legionarismo romeno si profila come perfetta sintesi fra le ragioni di una aristocratica milizia civile e i canoni di una rigorosa disciplina spirituale.
La singolarità dell'esperienza che ha animato le vicende della Legione e del suo Capo, si riflette nel riconoscimento del primato della vocazione ad una spiritualità cristianamente vissuta sulle multiformi contingenze politiche.
La denuncia del materialismo moderno e delle sue coerenti manifestazioni ideologiche, è la principale connotazione dottrinaria di uno straordinario fenomeno che, a dispetto dei polemici silenzi e dei faziosi travisamenti perpetrati dalla cultura dominante, serba nitidamente i caratteri di una incomparabile testimonianza ideale.

http://www.edizionisolfanelli.it/guardiadiferro.htm

Paolo Rizza
GUARDIA DI FERRO
La Legione dell'Arcangelo Michele
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-89756-62-1]
Pagg. 80 - € 7,00

lunedì 11 maggio 2009

PICCOLA STORIA DEL LIBANO: recensione di Arduino Rossi

Gli errori compiuti dell'Occidente dall'intervento francese alla fine dell'Ottocento,sin ad oggi.
Gli errori erano in un atteggiamento, che lo scrittore definisce giacobino, avvero nel mancato riconoscimento della forte presenza Maronita e cristiana in genere, nell'atteggiamento laicista, che impedì il costituirsi di uno Stato Maronita e cristiano.
Fu scelto la fusione e la confusione etnica come strategia, per non creare problemi con i vicini arabi.
Già nel 1860 i tentativi di autonomia della regione terminarono in eccidi di Maroniti da parte dei Drusi con la complicità degli Ottomani, cui l'intervento militare francese arrestò.
Si posero così le basi dello sviluppo economico per i cristiani, lasciando invece in condizioni arretrate le componenti islamiche.
Proprio per la presenza dei Drusi e degli sciiti, gruppi religiosi islamici differenti rispetto ai sunniti, si crearono situazioni di una frammentazione etnica, tanto catastrofica per il Paese.
La fine dell'impero Ottomano e la separazione della Siria provocò tensioni ancora attuali, oltre alla guerra civile della fine degli anni Ottanta del Novecento.
Si può dire, che giustamente, l'autore incolpa l'ambiguità dell'Europa, in particolare della Francia, con il suo atteggiamento contraddittorio, che impedì il sorgere di uno Stato cristiano a maggioranza Maronita, senza l'annessione di zone islamiche.
Si può dire che certi errori diplomatici e strategici l'Occidente li stia pagando e facendo pagare ancora alle minoranze non islamiche mediorientali.

Arduino Rossi

http://www.sololibri.net/Piccola-storia-del-Libano-Dal.html