lunedì 1 giugno 2009
Novità: GUARDIA DI FERRO. La Legione dell'Arcangelo Michele, di Paolo Rizza
Nato al di fuori dei consueti e convenzionali schemi classificatori propri della politologia corrente, il Legionarismo romeno si profila come perfetta sintesi fra le ragioni di una aristocratica milizia civile e i canoni di una rigorosa disciplina spirituale.
La singolarità dell'esperienza che ha animato le vicende della Legione e del suo Capo, si riflette nel riconoscimento del primato della vocazione ad una spiritualità cristianamente vissuta sulle multiformi contingenze politiche.
La denuncia del materialismo moderno e delle sue coerenti manifestazioni ideologiche, è la principale connotazione dottrinaria di uno straordinario fenomeno che, a dispetto dei polemici silenzi e dei faziosi travisamenti perpetrati dalla cultura dominante, serba nitidamente i caratteri di una incomparabile testimonianza ideale.
http://www.edizionisolfanelli.it/guardiadiferro.htm
Paolo Rizza
GUARDIA DI FERRO
La Legione dell'Arcangelo Michele
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-89756-62-1]
Pagg. 80 - € 7,00
lunedì 11 maggio 2009
PICCOLA STORIA DEL LIBANO: recensione di Arduino Rossi
Gli errori compiuti dell'Occidente dall'intervento francese alla fine dell'Ottocento,sin ad oggi.
Gli errori erano in un atteggiamento, che lo scrittore definisce giacobino, avvero nel mancato riconoscimento della forte presenza Maronita e cristiana in genere, nell'atteggiamento laicista, che impedì il costituirsi di uno Stato Maronita e cristiano.
Fu scelto la fusione e la confusione etnica come strategia, per non creare problemi con i vicini arabi.
Già nel 1860 i tentativi di autonomia della regione terminarono in eccidi di Maroniti da parte dei Drusi con la complicità degli Ottomani, cui l'intervento militare francese arrestò.
Si posero così le basi dello sviluppo economico per i cristiani, lasciando invece in condizioni arretrate le componenti islamiche.
Proprio per la presenza dei Drusi e degli sciiti, gruppi religiosi islamici differenti rispetto ai sunniti, si crearono situazioni di una frammentazione etnica, tanto catastrofica per il Paese.
La fine dell'impero Ottomano e la separazione della Siria provocò tensioni ancora attuali, oltre alla guerra civile della fine degli anni Ottanta del Novecento.
Si può dire, che giustamente, l'autore incolpa l'ambiguità dell'Europa, in particolare della Francia, con il suo atteggiamento contraddittorio, che impedì il sorgere di uno Stato cristiano a maggioranza Maronita, senza l'annessione di zone islamiche.
Si può dire che certi errori diplomatici e strategici l'Occidente li stia pagando e facendo pagare ancora alle minoranze non islamiche mediorientali.
Arduino Rossi
http://www.sololibri.net/Piccola-storia-del-Libano-Dal.html
Gli errori erano in un atteggiamento, che lo scrittore definisce giacobino, avvero nel mancato riconoscimento della forte presenza Maronita e cristiana in genere, nell'atteggiamento laicista, che impedì il costituirsi di uno Stato Maronita e cristiano.
Fu scelto la fusione e la confusione etnica come strategia, per non creare problemi con i vicini arabi.
Già nel 1860 i tentativi di autonomia della regione terminarono in eccidi di Maroniti da parte dei Drusi con la complicità degli Ottomani, cui l'intervento militare francese arrestò.
Si posero così le basi dello sviluppo economico per i cristiani, lasciando invece in condizioni arretrate le componenti islamiche.
Proprio per la presenza dei Drusi e degli sciiti, gruppi religiosi islamici differenti rispetto ai sunniti, si crearono situazioni di una frammentazione etnica, tanto catastrofica per il Paese.
La fine dell'impero Ottomano e la separazione della Siria provocò tensioni ancora attuali, oltre alla guerra civile della fine degli anni Ottanta del Novecento.
Si può dire, che giustamente, l'autore incolpa l'ambiguità dell'Europa, in particolare della Francia, con il suo atteggiamento contraddittorio, che impedì il sorgere di uno Stato cristiano a maggioranza Maronita, senza l'annessione di zone islamiche.
Si può dire che certi errori diplomatici e strategici l'Occidente li stia pagando e facendo pagare ancora alle minoranze non islamiche mediorientali.
Arduino Rossi
http://www.sololibri.net/Piccola-storia-del-Libano-Dal.html
lunedì 9 marzo 2009
IMPORTANTE EVENTO ALLA CATTOLICA: GIUSTIZIA PER I SUPERSTITI DELLE FOIBE
MILANO (Adnkronos). La presentazione del libro di Rossana Mondoni Sopravvissuto alle foibe, editore Solfanelli, che narra, sotto forma di una lunga ed emozionante intervista, la vicenda di Graziano Udovisi, l’italiano che riuscì a salvarsi dopo essere stato gettato in una foiba a Pola, aprirà l’importante seminario di studi che l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha deciso di dedicare al dramma delle terre orientali italiane.
Il seminario ha per titolo: «Il sacrificio degli istriani, fiumani e dalmati per rimanere italiani. L’azione dell’Unione Europea per il loro diritto a vivere nella terra natìa».
L’importante evento è organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche della Cattolica, diretto dal professor Massimo De Leonardis, ordinario di Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali, che presiederà i lavori, il cui inizio è previsto per mercoledì 11 marzo alle ore 15 nella Cripta Aula Magna. Dopo il saluto dell’on. Lucio Toth, presidente dell’Assocazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, e la presentazione del volume, che vedrà gli interventi dell’autrice, professoressa Rossana Mondoni, e del prefatore, lo storico Luciano Garibaldi, si alterneranno al microfono noti e qualificati esponenti della comunità degli esuli, come Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli Istriani, e Marino Micich, direttore del Museo storico di Fiume a Roma, oltre a illustri docenti quali Maurizio Maresca, ordinario di Diritto Internazionale ed Europeo nell’Università di Udine, Augusto Sinagra, ordinario di Diritto dell’Unione Europea a «La Sapienza» di Roma, Giulio Vignoli, docente di Diritto delle Comunità Europee all’Università di Genova.
Scopo del convegno, infatti, è quello di esaminare che cosa l’Europa oggi può e deve fare perché gli esuli e i loro figli ed eredi vengano in qualche modo ripagati delle gravissime ingiustizie e dei torti subìti negli anni del dopoguerra.
Contestualmente al seminario, nei locali adiacenti alla Cripta, sarà allestita la mostra «Conoscere per ricordare»: pannelli a colori sulle foibe e l’esodo giuliano-istriano-dalmata.
Il seminario ha per titolo: «Il sacrificio degli istriani, fiumani e dalmati per rimanere italiani. L’azione dell’Unione Europea per il loro diritto a vivere nella terra natìa».
L’importante evento è organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche della Cattolica, diretto dal professor Massimo De Leonardis, ordinario di Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali, che presiederà i lavori, il cui inizio è previsto per mercoledì 11 marzo alle ore 15 nella Cripta Aula Magna. Dopo il saluto dell’on. Lucio Toth, presidente dell’Assocazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, e la presentazione del volume, che vedrà gli interventi dell’autrice, professoressa Rossana Mondoni, e del prefatore, lo storico Luciano Garibaldi, si alterneranno al microfono noti e qualificati esponenti della comunità degli esuli, come Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli Istriani, e Marino Micich, direttore del Museo storico di Fiume a Roma, oltre a illustri docenti quali Maurizio Maresca, ordinario di Diritto Internazionale ed Europeo nell’Università di Udine, Augusto Sinagra, ordinario di Diritto dell’Unione Europea a «La Sapienza» di Roma, Giulio Vignoli, docente di Diritto delle Comunità Europee all’Università di Genova.
Scopo del convegno, infatti, è quello di esaminare che cosa l’Europa oggi può e deve fare perché gli esuli e i loro figli ed eredi vengano in qualche modo ripagati delle gravissime ingiustizie e dei torti subìti negli anni del dopoguerra.
Contestualmente al seminario, nei locali adiacenti alla Cripta, sarà allestita la mostra «Conoscere per ricordare»: pannelli a colori sulle foibe e l’esodo giuliano-istriano-dalmata.
giovedì 19 febbraio 2009
Seminario di studi alla Università Cattolica del Sacro Cuore (Mercoledì 11 marzo 2009)
FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE
DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE
DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE
Seminario di studi
Il sacrificio degli istriani, fiumani
e dalmati per rimanere italiani.
L’azione dell’Unione Europea
per il loro diritto a vivere
nella terra natìa
In collaborazione con
Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Comitato di Milano
Mercoledì 11 marzo 2009
Cripta Aula Magna, ore 15.00
Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo A. Gemelli, 1 - 20123 Milano
FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE
DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE
Presiede
Prof. MASSIMO DE LEONARDIS
Ordinario di Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali,
Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche
Saluto dell’On. LUCIO TOTH
Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale
Venezia Giulia e Dalmazia
Relazioni
Presentazione del volume
ROSSANA MONDONI, Sopravvissuto alle foibe,
Solfanelli, Chieti, 2009
presente l’Autrice ed il prefatore LUCIANO GARIBALDI
La nuova Europa e l’esodo dei giuliano-dalmati
MASSIMILIANO LACOTA
Presidente dell’Unione degli Istriani
e della Libera Provincia dell’Istria in esilio
La posizione dell’Unione Europea nella
riaffermazione dei diritti umani, con particolare
riguardo ai diritti degli esuli
Prof. MAURIZIO MARESCA
Ordinario di Diritto internazionale ed europeo
Università di Udine
Far conoscere per far ricordare
Dott. MARINO MICICH
Presidente Associazione per la Cultura
Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio,
Direttore Archivio Museo Storico di Fiume in Roma
Iniziative future
Prof. AUGUSTO SINAGRA
Ordinario di Diritto dell’Unione Europea
Università di Roma “La Sapienza”
Italiani dimenticati ... in Patria
Prof. GIULIO VIGNOLI
già Docente di Diritto delle Comunità Europee
e Organizzazione internazionale, Università di Genova
Contestualmente al Seminario,
nei locali adiacenti alla Cripta,
sarà allestita la mostra
CONOSCERE PER RICORDARE
Pannelli a colori sulle foibe e l’esodo
Giuliano-Istriano-Dalmata
Il sacrificio degli istriani, fiumani
e dalmati per rimanere italiani.
L’azione dell’Unione Europea
per il loro diritto a vivere
nella terra natìa
In collaborazione con
Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Comitato di Milano
Mercoledì 11 marzo 2009
Cripta Aula Magna, ore 15.00
Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo A. Gemelli, 1 - 20123 Milano
FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE
DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE
Presiede
Prof. MASSIMO DE LEONARDIS
Ordinario di Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali,
Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche
Saluto dell’On. LUCIO TOTH
Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale
Venezia Giulia e Dalmazia
Relazioni
Presentazione del volume
ROSSANA MONDONI, Sopravvissuto alle foibe,
Solfanelli, Chieti, 2009
presente l’Autrice ed il prefatore LUCIANO GARIBALDI
La nuova Europa e l’esodo dei giuliano-dalmati
MASSIMILIANO LACOTA
Presidente dell’Unione degli Istriani
e della Libera Provincia dell’Istria in esilio
La posizione dell’Unione Europea nella
riaffermazione dei diritti umani, con particolare
riguardo ai diritti degli esuli
Prof. MAURIZIO MARESCA
Ordinario di Diritto internazionale ed europeo
Università di Udine
Far conoscere per far ricordare
Dott. MARINO MICICH
Presidente Associazione per la Cultura
Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio,
Direttore Archivio Museo Storico di Fiume in Roma
Iniziative future
Prof. AUGUSTO SINAGRA
Ordinario di Diritto dell’Unione Europea
Università di Roma “La Sapienza”
Italiani dimenticati ... in Patria
Prof. GIULIO VIGNOLI
già Docente di Diritto delle Comunità Europee
e Organizzazione internazionale, Università di Genova
Contestualmente al Seminario,
nei locali adiacenti alla Cripta,
sarà allestita la mostra
CONOSCERE PER RICORDARE
Pannelli a colori sulle foibe e l’esodo
Giuliano-Istriano-Dalmata
martedì 3 febbraio 2009
Graziano Udovisi

Graziano Udovisi è nato a Pola in Istria il 6 luglio 1925 da Francesco e Anna Seskar. Risiede a Reggio Emilia.
Frequenta il corso di Allievo Ufficiale a Pola dal gennaio al settembre 1944; diventa tenente della M.D.T. (Milizia Difesa Territoriale fino al 1945. Dall’ottobre 1943, è ufficiale comandante del Presidio di Portole d’Istria e di Rovigno d’Istria. A fine guerra, per salvare i suoi militi, si sposta da Rovigno a Pola su una motobarca. Venuto a conoscenza che i suoi soldati sono ricercati dagli slavi, il 5 maggio 1945 si presenta al Comando slavo (ubicato nella ex questura), raccontando di aver portato in salvo i suoi subalterni a Capodistria prima di raggiungere Pola. Il 13 maggio di quello stesso anno, viene rinchiuso in una cella di circa 16 mq, senza presa d’aria, insieme ad una trentina di soldati. Nella notte fra il 13 e il 14 maggio viene prelevato dalla cella e torturato insieme ad altri cinque commilitoni. Il 14 maggio viene trascinato sull’orlo della foiba di Fianona per essere trucidato. Riuscitosi a liberare i polsi dal fil di ferro che lo legavano, si getta nel baratro, prima che una raffica di mitra lo uccidesse. Nella foiba, a una profondità di venti-trenta metri c’è una pozza d’acqua. In questo modo si salva Risalendo, la sua mano incappa in una testa che prontamente afferra, salvando così un altro sventurato (Giovanni Radeticchio detto “Nini”).
Processato dagli italiani presso il Tribunale di Trieste (Trieste era sottoposta al Governo Militare Alleato) per “collaborazionismo col tedesco invasore”. Egli si difende dichiarando di aver difeso il suolo italiano dallo slavo invasore. Il Tribunale non crede al suo calvario, disconoscendo le foibe, e lo imprigiona prima a Padova, poi a Venezia, Udine, Gorizia, Trieste e Civitavecchia. Liberato nel 1947 a Civitavecchia senza alcuna carta di rilascio. Insegnante elementare, nel dopoguerra si stabilisce nel mantovano: Concoro, Gonzaga; poi nel reggiano: Novellara, Rubiera.
domenica 1 febbraio 2009
Novità editoriale

Graziano Udovisi nel 1943 è un giovane diplomato di Pola, importante base navale italiana in Istria. Dopo lo sbando generale conseguente all’armistizio dell’8 settembre, all’età di 18 anni, decide di arruolarsi insieme ad altri giovani suoi coetanei, nella Milizia territoriale, per difendere Pola dagli attacchi dei comunisti iugoslavi del maresciallo Tito.
Terminata la guerra si presenta al comando di zona, tenuto dai partigiani titini e italiani. Trattenuto, subì torture di ogni genere per alcuni giorni, poi venne infoibato insieme ad altri sventurati. Da quella voragine, riuscì miracolosamente a risalire. Ricorda come la fede gli abbia fatto forza permettendogli di uscire vivo da quell’inferno. Il suo racconto è ricco di particolari riguardo il disegno politico dei comunisti titini che perseguitavano in nome della loro nefasta utopia.
Dopo i titini arriva un’altra terribile insidia: la giustizia italiana. Dopo essere stato curato clandestinamente dalle profonde ferite subite nella foiba, venne tradito. Arrestato, processato, tradotto nelle prigioni di Padova, Venezia, Udine, Gorizia, Trieste. Subì una condanna di oltre tre anni.
Senza soldi e mezzi, con l’avvocato d’ufficio, che non riesce ad avere nemmeno l’appello, dovette subire il carcere. Ancora oggi la sua storia è contestata dai cosiddetti negazionisti. Graziano Udovisi risponde con lucidità ed estrema pacatezza lasciando intravedere una verità che va ben oltre ogni ragionevole dubbio.
Rossana Mondoni
SOPRAVVISSUTO ALLE FOIBE
La vicenda di Graziano Udovisi, combattente italiano al confine orientale, infoibato dai titini, miracolosamente sopravvissuto
Presentazione di Luciano Garibaldi
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-89756-60-7]
Pagg. 126 - € 10,00
mercoledì 13 agosto 2008
Per tracciare l'identikit del Gesuita è anche necessario un salto indietro alla sua storia
Se uno dei compiti della recente 35ª Congregazione Generale della Compagnia di Gesù -tenutasi a Roma dal 7 gennaio al 6 marzo scorso – è stato quello di delineare l'identikit del Gesuita del futuro (cfr. L'identikit del Gesuita: disponibilità e mobilità, in ZENIT.org, 18 marzo 2008), almeno per quanto riguarda l'Italia, utile sarebbere ripercorrere la storia dell'Ordine ignaziano nel nostro Paese, soprattutto durante il c.d. Risorgimento, dato che essa ha conosciuto vari momenti di sofferenza e di grave difficoltà. Tra questi spicca la vera e propria persecuzione subita dai Gesuiti prima, durante e dopo le vicende rivoluzionarie che travagliarono l’Europa e l’Italia nel 1848. Giuseppe Brienza, giornalista pubblicista e corrispondente dell'Istituto Storico dell'Insorgenza e per l'Identità Nazionale (www.identitanazionale.it) nel saggio I Gesuiti e la rivoluzione italiana nel 1848 (Solfanelli, Chieti 2007, pp. 64, euro 7) ricostruisce a questo fine, con agilità e precisione, questa delicata fase della vita della Compagnia di Gesù, a partire dagli antefatti della campagna orchestrata contro di essa dal liberalismo ottocentesco, che acutamente aveva ravvisato nei religiosi di sant'Ignazio di Loyola un serio ostacolo alla diffusione del nuovo "verbo" laicista e anticattolico. Fa una certa impressione il fatto, messo adeguatamente in luce da Brienza, che tra i campioni dell’antigesuitismo italiano vi sia stato Vincenzo Gioberti, che pubblicò due opere aspramente ostili verso i religiosi della Compagnia, una volta resosi conto che essi non avrebbero assecondato il suo progetto di federazione italiana. Egli, nell’opera Il gesuita moderno, sostenne che l’antiliberalismo e l’intransigenza dei Gesuiti non avrebbero mai permesso che si affermasse l’accordo fra cristianesimo e modernità. Dunque, alla vigilia del fatidico ’48, i Gesuiti italiani sono nel mirino di tutto lo schieramento liberale: per timore le loro chiese vengono disertate e si comincia a cacciarli dalle loro sedi che, a volte, subiscono veri e propri saccheggi. Dalla Sardegna al Piemonte, dalla Liguria alla Campania, dallo Stato Pontificio alla Sicilia l’attacco nei loro confronti si spande a macchia d’olio: molti sono costretti alla fuga, la Compagnia si disperde e per tanti non rimane che l’esilio. Impossibilitato a garantire l’incolumità dei Padri, lo stesso Pontefice Pio IX nel marzo del 1848 li prega di abbandonare lo Stato della Chiesa. Con questo suo interessante lavoro Brienza scrive un’altra pagina di quella rivisitazione del nostro Risorgimento che ormai da tempo è auspicata e perseguita da studiosi di primo livello.
Maurizio Schoepflin
Maurizio Schoepflin
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I Gesuiti e la Rivoluzione italiana nel 1848
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