giovedì 24 dicembre 2009

RECENSIONE di Piero Vassallo

Costituito come avanguardia futurista, in sintonia con il pensiero moderno, il movimento fascista, salendo al potere, incontrò le radici della sua più vera identità nelle ragioni indeclinabili, che oppongono la fede cristiana alle utopie rivoluzionarie.

L’evoluzione religiosa del fascismo iniziò nel dicembre del 1922, quando Arnaldo Mussolini, resosi conto che la religione è l’insostituibile cardine dell’ordine civile, convinse il fratello ad iniziare un autentico cammino di conversione.

Nel dicembre del 1922 la marcia d’avvicinamento alla cristianità subì una forte accelerazione: Benito Mussolini, infatti, approvò la proposta del filosofo Francesco Orestano, che immediatamente diede inizio alla trattativa con la Santa Sede , intesa a “restituire l’Italia a Cristo e Cristo all’Italia”.

Il successo conseguito dal governo italiano nella faticosa costruzione dell’accordo tra Italia fascista e Vaticano, destò una tale ammirazione da causare un profondo cambiamento nella strategia dei nazionalisti e da avviare la collocazione a destra di importanti settori del popolarismo cristiano.

La politica culturale del fascismo fu adottata (con alcune varianti) da tutti i partiti della destra europea, che in tal modo si emancipò dalle filosofie di matrice illuministica.

Il modello fascista, peraltro, non fu imitato dalle sole forze di destra: vasti settori dei partiti cattolici, infatti, presero le distanze dal democratismo modernistico e si collocarono nell’area della cultura rinnovata da Mussolini.

Nell’orbita del fascismo entrarono i più qualificati esponenti dell'Action française, della Falange ispanica, della destra austriaca, ungherese e belga, e del conservatorismo cristiano-ortodosso di Romania.

Nella sfera dell’influenza fascista si collocarono anche numerosi autorevoli esponenti dello Zentrum cattolico tedesco, ad esempio Anton Hilckman e Georg Moenius, direttore, quest'ultimo, della "Allgmeine Rundschau" e capofila degli oppositori al nazismo.

Nelle pagine di "Antieuropa", la rivista fondata e diretta da Gravelli e finanziata dal governo fascista, gli esponenti dello Zentrum formulavano, in durissimi giudizi sul nazismo, colpevole di "far rivivere i sinistri miti del wotanismo", di essere "l'espressione della perenne antilatinità e antiromanità", e di contorcersi nella grottesca rappresentazione di "una forma sublimata di talmudismo"

Purtroppo la pagina di storia che fu scritta dai protagonisti della svolta religiosa compiuta dalle destre cristiane, è nascosta dal bianchetto versato dalla tracotanza storiografica delle sinistre e dal conformismo dei democristiani.

La verità storica, tuttavia, è stata conservata da alcuni animosi revisionisti, ad esempio Ennio Innocenti, Fausto Belfiori, Luigi Gagliardi, Davide Sabatini, Guido Mussolini, Fabio Andriola e Paolo Rizza, i quali hanno dimostrato l’esistenza (nel cuore del partito fascista) di una comunità ideale, fondata per unire le forze dell’Europa tradizionale nella costruzione di un argine ai contrapposti errori intitolati alla sovversione.

Secondo Paolo Rizza, il movimento fondato da Corneliu Zelea Codreanu nel 1927, era animato dall’aspirazione “a creare un modello antropologico animato da una sincera e non convenzionale adesione alle tradizioni del proprio popolo, e da un altrettanto deciso rifiuto della mentalità borghese e materialistica veicolata da ideologie totalmente e radicalmente difformi dalla fede cristiana” (pag. 24).

Storico controcorrente, Paolo Rizza ha interpretato la vicenda della Legione romena di San Michele Arcangelo alla luce della proibita verità sulla convergenza di politica d’ispirazione fascista e ideali cristiani.

L’indagine del giovane e sagace studioso ha poi ristabilito la verità sull’opposizione della destra fascista di Romania al razzismo tedesco: “Risulta agevolmente comprensibile che il concepire la nazione quale patrimonio di valori spirituali destinati ad informare le varie manifestazioni della vita civile di un popolo, è privo di qualunque riferimento ai deleteri presupposti del razzismo biologico, proprio del nazionalsocialismo tedesco” (pag. 25). L’antisemitismo hitleriano fu invece condiviso dal partito dei conservatori, da cui Codreanu si era separato prima di fondare il movimento legionario.

Interpretata con il rigore di cui si è dimostrato capace Paolo Rizza, l’esemplare vicenda dei legionari romeni aggiunge un prezioso tassello alla documentazione degli storici che sostengono la necessità di sciogliere finalmente il plesso nazifascismo e di riconoscere l’attualità della filosofia politica elaborata all’interno di una fra le più vivaci correnti intellettuali del Novecento.

Piero Vassallo

http://lariscossacristiana-libri.blogspot.com/2009/12/paolo-rizza-guardia-di-ferro-la-legione.html

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